I Cospiratori incontrano Giorgio Fontana

Prima di un incontro cerco di farmi un’idea della persona che mi troverò davanti: un po’ dallo scambio di mail, un po’ dalle interviste e dagli articoli in rete, ma soprattutto dal libro che ha scritto.

Leggendo Morte di un uomo felice capisco perché abbia vinto il Campiello: è un libro maturo, scritto alla perfezione, e mai diresti che l’autore ha poco più di 30 anni, anche per la doppia ambientazione nessuna delle due attualissima.

Ecco, quello che mi dicono interviste articoli e mail cozza terribilmente con l’idea che il libro dà del suo autore, perciò mi preparo all’incontro con molta curiosità.

La persona che mi trovo davanti è un gran bel ragazzo che, sarà per la sua magrezza, sembra ancora più giovane di come è, tanto che la domanda che ripetutamente io e i cospiratori gli poniamo è “ma sei sicuro d’averlo scritto tu ‘sto libro e non tuo padre o addirittura tuo nonno?”. E lui tranquillamente risponde che al nonno si è ispirato, ma tutto il resto gli è venuto naturale perché è vecchio dentro.

Giorgio è così, un ragazzo semplice, disponibile, estremamente intelligente che, come nel libro, non mette mai le parole a caso. Ci spiega che se il libro è ben riuscito è perché (come si evince anche dalla bibliografia) a monte c’è stato tantissimo lavoro di ricerca. Ha letto e guardato tutto quello che ha trovato sui due periodi in cui è collocato il libro: l’epoca partigiana della seconda guerra mondiale e il terrorismo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Cita più volte il libro di Benedetta Tobagi Come mi batte forte il tuo cuore. Non sarebbe obbligato a farlo, ma credo che la sua correttezza e la sua modestia glielo impongano: dice che per lui questo libro è stato un supporto fondamentale.

Quando mi dice che non si aspettava di vincere il Campiello, gli credo. Per lui già essere su quel palco tra i 5 finalisti era una vittoria: “se mi avessero preso i tempi si sarebbero accorti che avevo anche vinto i mondiali di apnea”.

Un ragazzo che scrive nel tempo libero che gli lascia il suo lavoro e che si sta organizzando per chiudersi nel mondo tutto suo che ha bisogno di crearsi per poter lavorare al prossimo libro con i suoi tempi e il suo metodo. Due anticipazioni: non sarà un libro sulla giustizia come gli ultimi due, ma sarà di nuovo ambientato a Milano perché sente ancora il bisogno di raccontare questa città che ama molto.

Naturalmente non è mancato l’angolo del pettegolezzo: alla domanda qual è il tuo collega che apprezzi di più ci dice Marco Missiroli  (dai noi il suo Atti osceni in luogo privato edito da Feltrinelli è molto venduto). Purtroppo per voi non posso dirvi, perché ho giurato che non avrei diffuso, qual è quello che proprio non sopporta!

Invece vi lascio con i 5 libri che secondo Giorgio sono proprio da leggere:

Il commesso di Bernard Malamud (dettagli)
America di Kafka (dettagli)
Bambino bruciato di Dagerman (dettagli)
Randagio è l’eroe di Arpino (dettagli)
Dalla vita degli oggetti di Zagajewski (dettagli

Michela

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