Librai d’eccezione – Fabio Montale

Personaggio: Fabio Montale (sbirro, tanto tempo fa)

Accompagnatrice: Giulia Passarini, commerciale dalla memoria emotiva.

Libreria: des Treize-Coins, rue Sainte-Françoise, Marsiglia.

Motto del libraio: Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. Qui bisogna schierarsi. Appassionarsi.

La linea d’ombra – Joseph Conrad
Quando facevamo sega da scuola, Ugo, Manu ed io, era soltanto per andare a trovare Antonin, il vecchio libraio anarchico di cours Julien.
Ci raccontava storie di avventurieri e pirati. Il Mar dei Caraibi. Il Mar Rosso. I mari del Sud. Fu lui a farci amare i libri.
Di notte, a Les Goudes, seduti sugli scogli, sognavamo solo questo: l’avventura.
Quando partii per il servizio militare, Antonin mi regalò un libro di Joseph Conrad, La linea d’ombra. Salpai per Gibuti senza sapere che si trattava di un viaggio verso la maturità. Che sarei tornato cambiato. Che sarei diventato uomo.
Antonin, lui sì lo sapeva.

(colonna sonora: Ray Charles – What I’d say)

La terra della mia anima – Massimo Carlotto
Sono le storie che incontriamo, a renderci ciò che siamo. Storie di contrabbando. Storie di rapine. Storie di uomini e donne.
Beniamino arrivò come al solito senza avvertire. Mi disse che se ne stava andando, e tornò subito ad osservare il mare. Aveva raccontato a Massimo tutta la sua storia. La sua terra, la sua anima, la sua frontiera. La sua vita mala.
È morto il 7 maggio 2006. Le sue ceneri sono state disperse fra le montagne e il mare, ma nelle giornate ventose, sullo scoglio di Mangiabarche in Sardegna, potete ancora respirarne tutta la ruvida malinconia.

(colonna sonora: G. Manfredi, F. De André, R. Gianco – Navigare)

Come un respiro interrotto – Fabio Stassi
Di ritorno da Gibuti, ci fermammo una sera a Palermo. Fu lì che la incontrai, la prima e unica volta che la sentii cantare.
Se ne stava in un angolo, raggomitolata, in silenzio, come un canarino appena strappato al sonno. Quando mi volse le spalle per salire sul palco, scalza, le mani infilate nelle tasche, per un attimo mi parve di rivedere la schiena di Lole. Mandai giù un lungo sorso di whisky. La sua lingua era anche la sua voce.
Ebbi un sussulto, quando iniziò a cantare, qualcosa di simile a un passo che cade nel vuoto. Ad un ritorno là, dove non siamo mai stati.
Sentii dire che non voleva far registrare la sua voce. Inutile, pensai. Basta una volta, e rimane incisa nell’anima. Solo in seguito seppi il suo nome: Sole.
Lole.

(colonna sonora: Violeta Parra – Pupila de águila)