Librai d’eccezione – Peter Venkman

Personaggio: Peter Venkman, acchiappafantasmi.

Accompagnatore: Giordano Meacci, scrittore, libraio.

 

I consigli

L’universo elegante, Brian Greene

Se pensate che l’unica mistica possibile – e ve lo dice uno che, per natura e professione, cerca di acchiappare bitorzoli verdi e inscatolare divinità sumere tra gl’interstizi delle dimensioni nascoste – sia lo studio della meccanica quantistica e della relatività generale; se credete in quel magico accordo jazz che improvvisa in eterno e in eterno (almeno: finché gli è possibile) una qualche disarmonia delle sfere… Ecco. Questo è il libro per voi.

Peter Pan

(per non far torto a nessuno, riportiamo qui la dicitura in tutta la sua superstringatezza) A pop-up Adaptation of J. M. Barrie’s Original Tale by Robert Sabuda
Sì, è la verità (almeno: una delle infiniteverità parziali). Chiamatelo irresistibile richiamo del proprio fato perennemente in divenire; pensate pure all’irrefrenabile desiderio di abbindolarvi alla manieradegl’imbonitori da fiera, dei presentatori di telequiz, dei venditori di universi usati, degli incantatori da mercatino. Ma: se volete scendere a patti con la “Sindrome di Peter Pan” che è in ognuno di noi (più o meno: e non necessariamente per tutta la vita); e se però siete consapevoli della sostanziale, ineludibile differenza che c’è tra gli svolazzi stellanti del Bambino in Verde, l’autoconsapevolezza di un Bambino Grande e l’inganno ridicolo del definirsi giovani a sessanta o a settant’anni. (E io, che faccio sempre fatica a capire la differenza tra bene e male, posso dire che in quest’ultima definizione si nasconde, evidentemente, una declinazione del male…) ― Se (soprattutto) pensate che un pop-up 3D sia uno dei modi per oltrepassare i limiti dimensionali apparenti. Affidatevi a Robert Sabuda. (Se vi va).

La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo, Laurence Sterne

Non c’è stato mai, prima di lui (fissatene il ritratto di Joshua Reynolds: con un sorriso di approvazione al suo sguardo imparruccato, tutto il riguardo possibile all’indice puntato alla tempia come una pistola senza grilletti per la testa – per l’appunto): non c’è stato mai nessuno, prima di lui, così in grado di involtolarsi, digressione dopo digressione, tra le spire del tempo, dilatando un istante (un momento, un secondo, un infinitesimo incatalogabile) fino all’ultimo grado dello sfilacciamento possibile. E non è un’intuizione alla Planck, questa? Non è uno dei modi plausibili per capire come funziona il tempo, quando le dimensioni si disvelano e si dispiegano (o, quantomeno, ci provano)? Sul quadratino riservato alle risposte io ci metterei un bel sì.