Librai d’eccezione – Richard Tull

Personaggio: Richard Tull da L’Informazione di Martin Amis

Accompagnatore: Marco – Recensireilmondo. Blogger, lettore, bancario, uomo pieno di contraddizioni ma sostanzialmente simpatico.

Libreria: non è solo una. Siamo a Londra. Richard gira per le strade, l’espressione un po’ schifata e arrogante. A volte gli capita di entrare in una libreria di catena, altre volte si rifugia un po’ timoroso in quelle specializzate che abbiamo ahimé conosciuto dai luoghi comuni di Notting Hill.

Colonna Sonora: molto english, con una prevalenza di cose minori ma celestiali tipo Atzec Camera e Prefab Sprout. Ah si: e gli Orange Juice.

Henry Fielding – Tom Jones
Nella storia non c’è il confronto, nella storia – e questo Gwyn non lo capirà mai, c’è la nostra possibilità di specchiarci in quei maestri che inconsapevolmente o meno hanno plasmato il nostro modo di vedere. Naturalmente Gwyn non sa nessuna di queste cose, la satira è ben distante dalle sue intenzioni e dai suoi risultati, per Fielding era invece un modo di vivere e far vivere il mondo ai suoi personaggi e lettori. In questo senso il libro contiene (sì, contiene) tutta l’Inghilterra, ed è molto più moderno dei tanti instant-romanzetti nati morti che si possono trovare (al contrario dei miei) in libreria.

Paul Torday – La ragazza del ritratto
Mi vergogno un po’ per i miei pensieri, e per come nostra sorella invidia si sia impossessata di me dopo che qualcuno che non nominerò mai più mi ha rubato tutto: successo, vita, moglie. Per cui rodendomi e vedendo l’ascesa di questo scrittore, questo Torday che in realtà è un imprenditore di un certo successo, trascurarlo è stata una gioia. Lui se ne è andato qualche mese fa (neppure sapevo fosse malato), come accade nel nostro cinico mondo le librerie si sono gonfiate di sue opere, e distrattamente ho comprato questo, in un pomeriggio piovoso prima di passare al Pub. Altro che imprenditore, sapeva fare il suo lavoro Torday, le sue sono storie storie, di un narratore di stoffa, che spazza via tutti I Barry (e i Coe) di questo mondo. Una storia thriller/horror, mai avrei detto che mi sarebbe piaciuta, e invece i suoi riflessi – è il caso di dirlo – paranoici mi hanno accompagnato ben oltre l’ultima pagina del romanzo.

Per Olov Enquist – Un’altra vita
Ogni caduta ha i suoi vantaggi. Ora mi basta rimanere sobrio quelle due volte al mese in cui incontro i miei figli, e per il resto non ci sono controlli stringenti a dare il ritmo alla mia vita, che attraverso in una condizione mai veramente ubriaca, ma di costante stordimento. Una tripletta di bionde qua – un Bordeaux a cui dare fondo. Mi piace confrontarmi con romanzieri di altri paesi, perché non sono lì a ricordarmi con la loro ingombrante presenza i miei insuccessi. Pensavo che questo fosse un romanzo (l’ho trovato in rivista, in redazione, in uno scaffale incustodito) e invece è una biografia, e il tema portante è proprio l’abuso di alcol ma non solo. C’è la storia europea, e il modo in cui Enquist ne parla mi ha ricordato Stefan Zweig. Tornando al tema principale, la maniera in cui lo scrittore racconta della sua battaglia contro il demone nascosto (voglio dire: di chi sniffa ti accorgi dal costante raffreddore, dagli occhi dilatati) è struggente, e chissà che prima o poi pure io non debba affrontare il problema, scriverne e vincere… vincere finalmente una delle mie battaglie.
Anzi due: due tutte insieme.